Un gelato, nella sua definizione più scarna ed essenziale, viene spiegato dal Maestro Luca Cavieziel con queste parole: ”Preparazione alimentare composta da un insieme di materie prime semplici e semilavorate (zuccheri, latte, panna, uova, frutta, paste aromatizzanti) che mediante congelamento e contemporanea agitazione si addensa raggiungendo una certa consistenza e pastosità”. Mediamente il gelato è composto da circa il 50-60% di acqua, da grassi (circa il 5%) e da sostanze solide per la restante parte. Quindi abbiamo gli zuccheri, i grassi, l’acqua che fa da interfaccia fra i due e l’ingrediente o gli ingredienti che conferiscono il gusto. Va citata anche l’aria, che in fase di mantecazione, specie per i gelati alla frutta che hanno pochi grassi, viene inglobata nel gelato che sarà così più corposo e morbido. In ultimo, occorre parlare anche dei neutri, mix di emulsionanti e stabilizzanti, detti anche addensanti, che permettono ai grassi e all’acqua di non separarsi in due fasi distinte né nella miscela né poi in vaschetta una volta esposto. Gli emulsionanti permettono al gelato di mantenere la sua forma una volta spatolato sul cono o nella coppetta, mentre l’addensante assorbe l’acqua conferendo compattezza e cremosità.
Nelle etichette normalmente presenti nei preparati per gelato, troviamo gli emulsionanti e gli stabilizzanti indicati attraverso un numero compreso fa 400 e 499, preceduto dalla lettera E. Tra questi ne troviamo alcuni di origine naturale (E 406 Agar-agar, , E 410 Farina di semi di carrube, E 412 Farina di semi di guar) e altri invece di derivazione industriale (E 407 Carragenina, E 471 Mono e digliceridi degli acidi grassi). La lecitina, noto addensante, trova spazio nella classificazione comunitaria come E322. Se la maionese vi verrà ben compatta è proprio la lecitina contenuta nel tuorlo dell’uovo che dovete ringraziare! (Una valida alternativa vegana per una maionese senza uova è l’uso del latte di soia, che pure contiene lecitina). Alcuni neutri includono anche i cosiddetti “miglioratori”. Cosa vi sia dentro, non è dato saperlo, ma di certo molte industrie che producono semilavorati lo usano ancora eccome. In visita presso una famosissima azienda del settore mi è stato impedito l’accesso in determinate aree dalla stessa definite “top secret” e il controllo di molte etichette, molte delle quali sembravano più richiamare il calcestruzzo. Se non possiamo avere chiarezza sulle schede tecniche dei semilavorati dobbiamo smetterla di parlare di gelato artigianale e opporci a quelle aziende che nonostante i notevolissimi fatturati insistono col parlare di tradizione e artigianato facendosi portabandiera di messaggi falsi e fuorvianti.
E’ il bilanciamento della miscela ad opera del gelatiere che fa del gelato un’arte. I semilavorati da me tanto demonizzati sono, in realtà, ciò che nel 2008 l’AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari) ha ribattezzato “prodotto composito” col benestare di tutte le aziende associate. Un eufemismo che ha lasciato interdetti i veri interessati, per nulla interpellati o consultati. Quindi un conto è il semilavorato, un altro il prodotto composito, ovvero neutri, miglioratori, e tutto ciò che prevede più di una fase di lavorazione. Molti semilavorati, come la pasta di nocciole o di pistacchio, sono fondamentali per i ritmi produttivi di una piccola azienda che di sicuro non può perder tempo nella tostatura e nella micronizzazione della frutta secca. Senza contare che una macinazione manuale può far correre il rischio di un calibro del frutto non omogeneo e di conseguenza di una tostatura non equilibrata, a discapito del prodotto finale. Questo per dire che anche il prodotto artigianale necessita dell’aiuto dell’additivo e del semilavorato sia per ragioni di tempo che di finezza del prodotto, nella misura in cui questi siano di origine naturale e certificata e con non più di una fase di lavorazione prima del loro utilizzo da parte del gelatiere.
Una composizione che deve essere non tanto bella da vedere, quanto buona da mangiare. Per cui, state ben lontani da quelle montagnone solide di gelato che spesso si possono vedere nelle vetrine. Grassi Vegetali Idrogenati a gogo. Spesso sento dire che se i mattatoi avessero i vetri la maggior parte di noi diventerebbe vegetariana…mi si perdoni il parallelismo, ma se nelle etichette ci fosse scritto per davvero e in modo chiaro cosa c’è in quello che mangiamo e come viene prodotto, che fine farebbe l’industria alimentare? Voglio sentitamente ringraziare il Maestro Antonio Cappadonia per la preziosa conversazione che mi ha aiutato non poco a schiarirmi le idee su alcuni concetti di base sull’argomento. Rimangono da indagare meglio i grassi e gli zuccheri presenti nel gelato, e più in generale negli alimenti di origine industriale, per fornirvi un quadro (spero) un po’ più chiaro di quel che mettiamo ogni giorno nello stomaco, magari in un prossimo articolo.
Nota: Le immagini utilizzate il presente articolo sono di repertorio e puramente illustrative, non costituiscono quindi nessun collegamento ad aziende cui si fa tacito riferimento nel testo. ATTENZIONE: l'attività di recensione è svolta a titolo completamente gratuito, la selezione delle aziende da recensire è effettuata tramite personale scoperta o anche su segnalazione di terzi e si pone l'obiettivo di far risaltare e promuovere coloro che si impegnano più di altri nell'offrire un prodotto alimentare genuino e/o salutare. Per salvaguardare questa indipendenza puoi contribuire seguendomi sui social o tramite Paypal. Valutazione CucinArtusi.it in "artusini":Schede e indirizzi utili:Tags: |