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Ovviamente non sarò certamente io a parlarvi di pizze e celiachia, bensì le già citate e più esperte di me Stefania e Ivana, ovvero le ragazze S.G., cioè Senza Glutine o meglio sglutinate come direbbe lo Chef Marcello Ferrarini, a me invece mi preme focalizzare la vostra attenzione su di un argomento che mi sta particolarmente a cuore: gli alimenti ad alto indice glicemico, fattore che oncologi, nutrizionisti e organizzazioni mondiali sulla salute ci raccomandano di tenere basso ormai da alcuni anni. Purtroppo il celiaco, nella sua continua ricerca di alimenti che possano sostituire quelli proibiti, cioè i prodotti derivati dal grano e simili, si trova facilmente a scegliere altri amidacei che per loro natura hanno un indice glicemico particolarmente alto, come ad esempio il riso, il mais o le patate. Questi ultimi, se sottoposti ad alte temperature e/o se cotti troppo a lungo, sono soggetti ad un ulteriore aumento del malefico indice. Pertanto, per il celiaco, il problema risiede proprio nella differenza di frequenza di assunzione di questi cibi, molto più alta per lui piuttosto che per un non portatore della patologia. In conclusione di questa introduzione, dedicato a tutti coloro che non hanno ancora le idee chiare su cosa sia la celiachia, vi invito a leggere il seguente testo scritto dalla Prof.ssa Ivana Failla. Maurizio Artusi CELIACHIA E ALIMENTAZIONE
La celiachia venne definita per la prima volta come sindrome da malassorbimento nel 1888, dal pediatra britannico Samuel Jones Gee, successivamente, intorno al 1950, il pediatra olandese Willem Karel Dicke identificò nel glutine la causa di tale malattia, osservando un miglioramento delle condizioni cliniche dei bambini affetti durante la deprivazione alimentare verificatasi a causa della seconda guerra mondiale. Ma cos’è il glutine? Con il termine “glutine” ci si riferisce al complesso di proteine di riserva insolubili in acqua: prolammine (chiamate gliadine nel grano) e gluteline (chiamate glutenine nel grano) dei cereali. I differenti tipi di prolammine contengono diversi aminoacidi, i “mattoni” che costituiscono le proteine, e quanto più alto è il contenuto degli aminoacidi prolina e glutamina, tanto più la proteina da essi formata (prolammina), e quindi il cereale che la contiene, sarà tossica per il paziente affetto da malattia celiaca. Proteine simili alle prolammine che mostrano proprietà simili a quelle della gliadina presente nel grano, sono contenute nella segale (secalina), nell'orzo (ordeina) e in altri cereali geneticamente vicini al frumento.
L’unica terapia attualmente efficace è quella dietetica, rappresentata dall’esclusione assoluta e permanente dei prodotti contenenti glutine. Al posto dei cereali proibiti possono essere introdotti prodotti senza glutine e cereali naturalmente privi di glutine, come riso e mais, inoltre, nella dieta del celiaco, sono consentiti anche alimenti sia amidacei (patate, legumi, ecc..) che di altra natura (latte e derivati, frutta, verdura, carne, pesce, ecc.). Particolare attenzione però va posta nei confronti degli alimenti commerciali a complessa formulazione (come salse pronte, salumi, gelati, ecc.), che possono contenere quantità più o meno rilevanti di glutine aggiunto. Il rispetto scrupoloso della dieta fa regredire i sintomi e previene le complicanze. Gli alimenti esclusi dall’alimentazione quotidiana, quali pane, farina e pasta, rappresentano però un’importante fonte di energia, proteine e carboidrati e sono ricchi in micronutrienti, quali ferro, calcio, niacina e tiamina. La dieta priva di glutine può quindi avere effetti sullo stato nutrizionale dei pazienti celiaci se gli alimenti non ammessi non vengono opportunamente sostituiti con alternative appropriate. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che circa il 20-38% dei pazienti celiaci presenta delle carenze nutrizionali, relative al rapporto tra calorie e proteine, fibre, minerali e vitamine. E’ stato inoltre ipotizzato che tali carenze, attribuibili non soltanto alla condizione di malassorbimento, possano protrarsi nel tempo, a causa dei bassi livelli dei micronutrienti nei prodotti privi di glutine, che raramente vengono adeguatamente arricchiti o fortificati.
I fattori che influenzano l’indice glicemico nei cibi sono, oltre al tipo di carboidrato, le modalità di cottura, che se protratta o eseguita a temperatura elevata può causare la gelatinizzazione degli amidi con aumento dell’indice, ma anche la presenza di altri nutrienti, come grassi, proteine e fibre che invece lo abbassano, infatti, gli alimenti integrali, ricchi naturalmente in fibre, di solito hanno un indice glicemico più basso rispetto a quelli raffinati. Infine, dall’analisi dietologica condotta su gruppi di celiaci è emerso un apporto alimentare non sempre ideale con eccessi di grassi, zuccheri semplici e proteine. Sarebbe quindi auspicabile che anche i celiaci seguissero una dieta equilibrata conforme alle linee guida per la popolazione italiana, scegliendo correttamente non solo tra i prodotti gluten-free a base di riso e mais nelle loro varietà integrali, ma anche tra gli innumerevoli alimenti per natura privi di glutine come il miglio, il sorgo, il teff o gli pseudocereali quali l’amaranto, il grano saraceno e la quinoa.
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