Antipasti
L'abbinamento tra gambero rosso e frutta non è inconsueto, ma bisogna considerare quale frutta si sceglie, dopo aver assaggiato quello dei Ravanà, ho potuto percepire una piacevole scossa preparatoria al pranzo che mi aspettava, proprio come ogni antipasto dovrebbe fare. La dolcezza e la grassezza del gambero, espressa con un'aromaticità che ricordava le alghe di mare appena pescate e reperito a km zero senza i soliti conservanti, grazie ad un accordo tra il ristorante e i pescatori, si integrava benissimo con le punte dolci-acide della frutta, dosata millimetricamente per non disturbare il pesce, che pertanto rimaneva sovrano del piatto, però questo sarebbe stato un abbinamento "molle", senza l'ausilio della croccantezza di un bel ciuffo di freschissima indivia riccia. Un grande antipasto, a tratti lussuoso per l'uso del re dei gamberi, ma di una semplicità disarmante. Unico neo, il nome, io lo avrei chiamato "Battuto di mare e frutta", sicuramente più intrigante.
Il polpo, a mare ed in cucina, è veramente una brutta bestia, gestire la sua cottura azzeccandola senza svilirne la struttura o come dicono gli inglesi la texture, non è facile, i Ravanà, per fortuna o per perizia, questo non lo posso certificare, ma sono molto propenso a pensare alla seconda, ci sono pienamente riusciti creando un piatto che identifica il loro locale ed al contempo la Sicilia, non solo con il nome assegnato all'elaborato, ma anche nella presentazione, semplice, ma di effetto. Nel Triskele, lo street food siciliano appare nobilitato dall'alta cucina, senza mai far dimenticare le sue origini rustiche, in questo caso il polpo, dopo aver subito un'abbattimento, è stato scottato in acqua bollente e quindi passato generosamente alla griglia, attività, quella dell'arrostitura, molto diffusa in Sicilia, nel frattempo però un altro simbolo, stavolta prettamente palermitano, si era impadronito della composizione, grazie alla presenza di un macco di ceci, delicatamente aromatizzato al finocchio e rosmarino, sovrastato da due panelline, anch'esse triangolari come la Sicilia. Nulla da eccepire, neanche sui forti sapori dell'arrostitura, ci stavano, stiamo parlando di abitudini gastronomiche, quelle dei siciliani, sanguigne e decise, pertanto, piatto super promosso anche nel nome, ma se dovessi apportare una modifica andrei sul macco, sostituendo i ceci con un'altro vegetale, magari fave secche, per evitare di replicare l'ingrediente già presente nelle panelle e per dare una nota di colore in più a tutto l'insieme. Il Triskele mi è stato proposto come antipasto, ma può andare bene anche come secondo piatto, nel menu dei Ravanà infatti esso possiede questa doppia valenza. Primo
Questo piatto è stato veramente esaltante, il preferito dai clienti dei Ravanà, per questo le grammature della nouvelle cuisine sono state dimenticate, frantumate dalle continue richieste dei commensali di aumentarne le dimensioni. In effetti, Alessandro mi ha comunque confermato che la pasta al forno, in quella tradizione siciliana che la vuole alimento preferito soprattutto in spiaggia, deve essere abbondante e quindi goduriosa. L'esecuzione dei Ravanà è stata quindi particolarmente fedele all'originale, ma soprattutto perfetta nelle cotture, nei profumi e nei sapori, tutti gli ingredienti della pasta con le sarde facevano capolino a turno, lo zafferano, rigorosamente siciliano, le sarde, il finocchietto, financo i pinoli e la "passolina", il tutto super equilibrato, però non c'era quantità che potesse soddisfare l'appetito! La pasta impiegata, cotta alla perfezione, era fresca e all'uovo, prodotta da un'azienda di Serradifalco, in provincia di Caltanissetta, impiegando grano duro siciliano. L'unico grande difetto del piatto era il suo anonimo nome, io lo avrei cambiato nel più interessante "Bucatini da spiaggia", al fine di rimarcare la sua aderenza alla tradizione e contemporaneamente incuriosire il cliente, facendolo così diventare un piatto "esclusivo" consumabile solo all'Aguglia Persa. Secondi
Dopo aver lardellato la spigola allevata a mare, ma vi posso garantire che dal sapore sembrava una di quelle "selvagge", la stessa era stata avvolta nell'apposita carta e infornata a 150 gradi per poco tempo. Il risultato è stato molto buono, merito anche del lardo di montagna che sicuramente ha contribuito a mantenere morbido il "cannolo", ma personalmente avrei provato una cottura lunga e al di sotto dei 100 gradi, in modo da scongiurare qualsiasi evaporazione, nonostante il filetto di spigola fosse stato avvolto nella carta forno. L'indispensabile croccantezza era garantita da un letto di julienne di ortaggi appena scottati, mentre la maionese, delicatamente alla bottarga, consentiva di "pucciare" goduriosamente il boccone di pesce, ma ahimè, la sua quantità poteva essere maggiore poichè tre piccoli puntino non potevano mai bastare a condire tutto il cannolo. Anche in questo caso il nome andrebbe cambiato, incentrandolo sulla caratteristica forma allungata a cannolo.
Il bello di un classico tortino di spatola è il suo cappello, esso deve essere croccante per contrastare la morbidezza del pesce sottostante, grasso per natura, ed in effetti in questo caso le consistenze erano state rispettate in pieno. In questa interpretazione dei Ravanà, era stato impiegato del pane a cubetti, pomodoro soleggiato, capperi ed erbe aromatiche varie, il tutto era stato adagiato su una crema di finocchio allo zafferano siciliano, il finocchio si sa, come sapore spara, ma in questo caso era molto delicato e comunque accompagnava degnamente il "turbante". La spatola è un pesce azzurro straordinario, poco costoso, naturalmente sapido, morbido, ma nonostante ciò in forno può seccarsi, esso trova una delle sue zone di elezione nell'agrigentino, in particolare a Sciacca, per cui, un piatto con questo ingrediente, non può assolutamente mancare all'Aguglia Persa. Giusto per continuare con i nomi intriganti, potrei in questo caso sbizzarrirmi con la "Spatola soleggiata", una fusione estetica e gustativa tra il mare, il sole e la terra del pomodorino utilizzato come ingrediente, molto meglio dell'anonimo e inflazionato "tortino di spatola"! Dessert
Certi dolci che prevedono il burro, dovrebbero essere realizzato esclusivamente con quello, non solo per uno scopo salutistico, il burro sicuramente se consumato spesso non fa bene, ma la tanto usata ed economica margarina, fa molto più male. I fratelli Ravanà, come già detto, provengono da un'esperienza dolciaria e quindi questo lo sanno bene, infatti il tortino oggetto del loro dessert profumava goduriosamente di burro ed era soffice e saporito. Intorno ad esso, un altro invito a "pucciare" che ho puntualmente accolto coinvolgendo tortino e I fratelli Ravanà, oltre alla passione hanno altri due grandi segreti che in cucina fanno la differenza: l'attenzione e l'equilibrio, due caratteristiche che rispettano il palato dei loro clienti, ma questo non è solo appannaggio della cucina, lo stesso viene fatto con la carta dei vini, particolarmente curata, Alessandro è infatti un appassionato della materia e per l'Aguglia Persa ne ha creata una semplice, ma con eccellenti cantine, diverse dai soli nomi, piccole aziende che lavorano bene, con profumi e sapori più aderenti al territorio, rispetto alla massa di quelle che ogni giorno invade i ristoranti.
Un pasto completo con tre portate, una sorta di menu degustazione, comprendente antipasto, primo e secondo con acqua e un calice di vino, costa solo 35 Euro, con il dolce si arriva a circa 40, ma considerando l'abbondanza dei piatti e lo spirito di approccio al cibo, che in un ristorante raffinato, con piatti particolarmente curati, dovrebbe essere quello di una piacevole esperienza gustativa, non certo di sfondarsi di cibo, posso garantire che ci si potrà saziare senza spendere troppo, se poi si scelgono i "Bucatini da spiaggia"....! Dopo aver conosciuto questa realtà ad Agrigento, che è pur nuova, ma che ricalca il già affermato Ristorante Salmoriglio di Porto Empedocle aperto sei anni fa, c'è da chiedersi, ma quali sono le molle che spingono gli ispettori delle guide più importanti ad inserire un locale nelle proprie pubblicazioni? Michelin, L'Espresso dove cavolo siete? Domande che mi sono già posto in passato, ma che non hanno ancora ricevuto risposta. Pertanto, assegno al Ristorante Aguglia Persa il punteggio di ben 4 "artusini" pieni, puntualizzando però che per me, il ristorante dei fratelli Ravanà, sarà per sempre l'Aguglia Ritrovata. Tulle le foto sono di Maurizio Artusi, tranne la prima dell'articolo fornita dal ristorante.
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