Il locale è nato nel 1999 dopo un viaggio in Grecia di Alfonso Lattuca, suo ideatore, durante il quale rimase colpito dall'Acropoli di Atene. Tornato nella sua Agrigento, Alfonso ha pensato di offrire ai suoi clienti dei piatti di origine greca con vista sulla Valle dei Templi, ma per poco tempo poichè quasi subito l'offerta della cucina si è spostata verso una visione tipica della zona dell'agrigentino, a base di pesce fresco e ingredienti locali. La famiglia Lattuca gestisce da circa 30 anni il Ristorante Pizzeria San Leone, molto noto in zona, tuttavia Alfonso ha potuto dedicarsi ad una creatura tutta sua da "soli" 18 anni, ottima occasione per dar libero sfogo alle sue passioni, queste si possono desumere dalla presenza in sala di un'affettatrice manuale di salumi Berkel, preludio di ottimi taglieri, un fornito bar con alcolici ricercati, rum e grappe, nonchè un'interessante cantinetta climatizzata, queste sono normali peculiarità dell'Akropolis, consigliate in sala direttamente da Lattuca e dai sui collaboratori: Vincenzo e Alfonso. In cucina, invece, ho incontrato Salvino La Mendola, uno chef che ha sin dall'antipasto ha svelato la sua scuola, egli ha infatti frequentato l'Istituto Alberghiero di Favara con quel docente d'eccezione che era Salvatore Schifano, piuttosto che Jack Bruno ed altri grandi professionisti della Palermo dell'epoca 1970-80, in sostanza un "vecchio" lupo della cucina e un bel "manico" di padella! Essendo a tavola con esperti del settore, del calibro dello Chef Salvatore Gambuzza piuttosto che del ristoratore Totò Collura, nessuno dei miei compagni ha ordinato piatti specifici, pertanto La Mendola è stato libero di interpretare il menu, com'è d'uso nelle mie recensioni. Antipasti Pane con olio e sale In verità, il primo degli antipasti era l'ottimo pane, preparato in proprio e abbinato con dei sali siciliani aromatizzati da inzuppare nell'olio extravergine, come ad esempio il Diodoros, prodotto da Val Paradiso nella Valle dei Templi di Agrigento in convenzione con l'Ente Parco Archeologico. Macco di fave con ricotta e finocchietto Il macco di fave siciliano ha un'infinità di varianti, stavolta era stato "maritato" con la ricotta, per usare una terminologia da "panino con la milza", ed impreziosito con del finocchietto, il quale gli conferiva un conturbante effetto "salsiccia palermitana", tuttavia rimanendo nell'ambito di un eccellente equilibrio di profumi e sapori. Polpo lardellato su crema di ceci neri Per la serie: "più semplici sono e più difficili da preparare risultano", classico piatto interessante come sapori e abbinamenti, ma che potrebbe diventare difficile da preparare a causa della proverbiale difficoltà di cottura del polpo, invece, nulla da obiettare sulla consistenza di quest'ultimo ed alla morbidezza del lardo, in questo caso "fornito" da un suino nero, i ceci neri biologici erano dell'azienda La Riserva del Re: l'abbinamento complessivo ha funzionato benissimo. Grande risultato. Schiacciata di patate con corona di tonno crudo Non riporto il nome del piatto, descrittivo e sterile, come scritto sul menu, non mi è piaciuto in quanto non rende onore all'insieme, lo preferisco invece immaginare come "Schiacciata di patate con corona di tonno crudo". Abbinamento interessante, forse con la tartare un po' troppo fredda, ma ricordiamoci della tanto temuta carica batterica, dopotutto parliamo di pesce crudo, tuttavia, secondo me, il condimento a base di erba cipollina, olio, sale e pepe non mi è sembrato sufficiente ad insaporire l'insieme, l'abbinamento invece mi ha assolutamente convinto, ottima base da condire diversamente e da presentare con il mio nome, molto più accattivante! Tortino di Ricciola e cavolfiore In questo caso Salvino ha indossato i panni del "furbetto del cucinino", infatti per evitare lo stranoto effetto stopposo della Ricciola, lui l'ha ridotta in piccoli cubetti che ha poi amalgamato con il cavolo, il risultato è stato eccellente poichè la cottura all'interno del tortino ha mantenuto idratato il pesce impedendogli di seccarsi. Mezzi paccheri di pasta fresca con gambero rosso, pesto di mandorle e stracciatella di burrata di Campobello di Licata Ottimi sapori tra cui spiccava il gambero che, nonostante la protratta cottura nel suo sughetto scopo insaporimento, aveva mantenuto tutte le sue proprietà organolettiche e di consistenza. Piatto ben amalgamato in cui il gioco a nascondino tra i due elementi "morbidi", le dolcezze del gambero e della stracciatella, è riuscito alla perfezione. Ritorna ancora una volta il Caseificio Fratelli Lepre la cui qualità dei prodotti sembra non avere confini, infatti è la terza volta che lo incontro come fornitore della ristorazione di qualità nella provincia di Agrigento. Per quanto riguarda i delicatissimi gamberi, come già detto non si erano seccati, ma personalmente ne avrei inserito una parte cruda in mantecatura, in modo da farli risaltare ulteriormente dal punto di vista estetico, della consistenza e del profumo. Tagliata di Ricciola su bietole con vongole, emulsione di arancia, clorofilla di prezzemolo e germogli di porro Anche questa volta, gli escamotage di Salvino La Mendola per non rendere immangiabile la Ricciola hanno funzionato. Stavolta lo stopposo pesce era stato ridotto in fettine sottilissime, quindi poi passato in forno e deposto su un letto di croccanti e succose bietole. Va da se che il filo d'olio di condimento e l'invito della vicinanza pesce-verdura, ha agevolato il boccone in tandem, annullando qualsiasi possibile difficoltà durante la deglutizione, il furbetto aveva colpito ancora! Sorbetto al limone L'intento di questa portata era indubbiamente quello di pulire il palato dal lauto pranzo, pertanto quella sensazione di scollamento tra limone e ghiaccio da me percepita era evidentemente dovuta alla preparazione effettuata senza l'uso dello sciroppo, che invece avrebbe tenuto legato tutto l'insieme, ma al costo di un aumento della sete del cliente a causa della maggiore quantità di sostanze dolci in ricetta. Invece in tal modo Salvino ha "sgrassato" senza appesantire, a me è piaciuto così, ma ovviamente degustibus. Cestino di frolla con crema Chantilly, frutti di bosco e salsa di lamponi Interessante visione di un classico della pasticceria in versione dessert al piatto. Il cestino di pasta frolla era al burro e conteneva una Chantilly dalla consistenza particolarmente vellutata, infatti il solito "furbetto del cucinino" aveva incorporato alla solita crema pasticcera e panna anche del mascarpone, al fine di conferirgli una struttura più solida e quindi più duratura, molto utile per migliorare il servizio ai tavoli evitando i probabili sbrodolamenti di questo tipo di crema. Quindi, ottime soluzioni e perfetta realizzazione, in cucina, però, non c'era il "pasticcere", tuttavia la mano di un professionista dei dessert era inequivocabile, infatti Salvino La Mendola mi ha poi confermato di avere lavorato, per diversi anni, al fianco dei Maestri Pasticceri Lillo De Fraia e Nicola Consiglio, evidentemente sono stati anni con proficue "dolci" esperienze!
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