Per toccare con mano e con palato la Papaya siciliana, ho scelto di visitare, per comodità, quella coltivata nei pressi della città di Palermo, mi sono pertanto recato prima presso l'azienda "Papaya di Sicilia" di Luigi Speciale e poi presso "L'Orto di Nonno Nino", dei fratelli Benedetto e Rosolino Palazzolo.
Il 19 Luglio 2016, presso l'azienda Papaya di Sicilia di Ficarazzi, piccolo Comune ormai fagocitato dalla periferia di Palermo, ho incontrato Luigi Speciale, suo ideatore e conduttore, che mi ha raccontato una strana storia che coincide con quella casualità che spesso distingue i casi di successo. Luigi coltiva la Papaya dal 2013, utilizzando l'orto della propria abitazione, ma ancora quasi sotto forma di esperimento. Luigi non nasce come agricoltore, è invece laureato in archeologia ed ha praticato questa professione per alcuni anni soprattutto all'estero, ancora trentenne però è tornato nella sua terra, scegliendo di occuparsi di un appezzamento di terreno ereditato dal nonno. La scintilla che ha fatto scattare la passione tropicale è stata quella della voglia di distinguersi rispetto alla massa, alla Papaya è invece arrivato seguendo la strada dell'ottimizzazione della coltura, cercando il frutto più congeniale alle sue esigenze di neo-agricoltore, infatti essa è molto prolifica, inserita in un ambiente adeguato, tipicamente una semplice serra, produce frutti in continuazione da Maggio a Settembre e non richiede particolari cure, inoltre è molto richiesta sul mercato. Attualmente, la produzione proveniente dalle sue 50 piante, è stata sufficiente per iniziare un piccolo commercio e convincerlo ad incrementare la coltivazione, è sua intenzione portare presto la piantagione a 300 esemplari e poi raggiungere l'obiettivo di estenderla ancora di più ed arrivare fino a 2500/3000 alberi.
Durante la mia visita del 22 Luglio 2016, presso L'Orto di Nonno Nino di Terrasini (PA), Comune turistico in prossimità della cittadina di Partinico (PA), ho conosciuto Rosolino Palazzolo, conduttore dell'azienda insieme al fratello Benedetto, con lui ho approfondito la sua passione tropicale. Nel caso della famiglia Palazzolo, a differenza di Speciale, abbiamo a che fare con agricoltori professionisti con papà Nino attivo in biologico sin dal 1993, prima con gli agrumi e poi con il pomodoro, a quei tempi l'azienda era quasi completamente indirizzata all'esportazione dei prodotti, solo in seguito si è poi convertita al mercato locale e quindi alla coltivazione di ortaggi con vendita diretta. La scintilla tropicale però è scoccata nel 2006, quando a Rosolino regalarono alcuni semi di Papaya e fu subito amore a prima vista, anzi a primo morso! Oggi, l'azienda di Nonno Nino vanta ben 80 piante di Papaya in produzione e altre 100 in preparazione, ma non è tutto, secondo per importanza commerciale, ma primo per il suo palato, Rosolino coltiva anche il Frutto della Passione e tanti altri vegetali tropicali in modo più o meno sperimentale: Mango, Banane, Platani, Caffè, Lime, Canna da Zucchero, tutto l'orto dei Palazzolo è in biologico.
Infine, qui di seguito, ho aggiunto delle note esplicative e un po' più tecniche scritte dal già citato Prof. Vittorio Farina che spero possano far conoscere meglio la pianta della Papaya. Maurizio Artusi
Originaria del Centroamerica, la papaia o papaya (Carica papaya L., famiglia delle Caricacee) è coltivata in molti paesi a clima tropicale quali Sud Africa (Monzambico, Congo), America (Brasile, Messico, Perù, Colombia, Venezuela), Asia (Cina, Filippine, India) e Oceania mentre la sua diffusione in Europa è limitata dalla elevata sensibilità alle basse temperature. Da qualche tempo, però, si incontra in coltura in alcuni paesi del Mediterraneo quali Israele, Spagna e Italia dove si trova esclusivamente in Sicilia sulle coste tirreniche dell’Isola. Morfologia della pianta Anche se generalmente è considerata una pianta arborea in realtà si tratta di una pianta erbacea succulenta. Presenta un caule unico inizialmente di consistenza erbacea che diviene fibroso con l’avanzare dell’età e può raggiungere altezze notevoli (in coltura 5-6 metri); la pianta può presentare ramificazioni in seguito all’accecamento della gemma terminale. Le foglie sono alterne, palmate e presenti soltanto nella parte terminale del fusto raggiungendo dimensioni notevoli (fino a 70 cm di lunghezza). I fiori maschili si presentano in racemi ascellari e, in alcuni casi, possono sviluppare pistilli normali e dare vita a frutti. I fiori femminili si trovano, invece, solitari o in piccoli gruppi all’ascella delle foglie. Caule, foglie e frutti immaturi possiedono canali latticiferi. Infatti, provocando una abrasione sulle parti aeree della pianta, frutti compresi, si assiste alla fuoriuscita del latice. Questo contiene per l’80% acqua e per il restante 20% zuccheri, granuli di amido, minerali (S, Mg, Ca, K, P, Fe, Zn), alcaloidi, isoprenoidi, sostanze lipidiche e proteine, compresi gli enzimi come lipasi, cellulasi e proteasi (papaina), importante per la pianta nella difesa contro animali erbivori e nella formazione di organi e tessuti (differenziazione del midollo). La papaina è un enzima proteolitico (idrolasi) che possiede un'azione digestiva superiore alla pepsina e alla pancreatina. L’apparato radicale è piuttosto superficiale essendo compreso nei primi 30 cm di profondità. Le piante adulte possono presentare esemplari maschili, femminili o ermafroditi. Il frutto Il frutto di papaya è una bacca con dimensioni, forma e depressioni carpellari più o meno profonde in funzione della varietà. Il peso può variare dai 100 g a qualche chilogrammo mentre le pezzature commerciali dovrebbero attestarsi intorno ai 500 – 600 grammi. I frutti delle piante ermafrodite tendono ad essere allungati, cilindrici o piriformi, mentre quelli delle piante femminili rotondeggianti. La maggior parte del volume del frutto è occupata da una grossa cavità, dove si trovano numerosissimi semi di colore nero coperti da una pellicola mucillaginosa, attorno alla quale si sviluppa una polpa spessa e più o meno consistente di colore giallo arancio. La buccia è verde e a maturazione si colora dal giallo all’arancio intenso. La papaya è ricca di carotenoidi e composti volatili che la rendono particolarmente aromatica: è considerata un frutto nutraceutico per le sue molteplici proprietà legate alla sua composizione vitaminica, polifenolica, e all’elevato contenuto di carotenoidi in grado di renderla un prezioso alleato nel prevenire alcune patologie degenerative. Il frutto fresco subisce alterazioni se conservato a temperature inferiori a 10°C. Ecologia e Coltivazione La pianta di papaya può essere propagata per seme. In appropriate condizioni colturali ha un rapido sviluppo superando la fase giovanile in 3-8 mesi e iniziando a produrre in 9-15 mesi. L’optimum vegetazionale è di circa 25° mentre scendendo al di sotto dei 20° C possono verificarsi i primi danni alle piante con rallentamenti della crescita, fiori privi di stami e deformità dei frutti. Man mano che si abbassa la temperatura diminuisce anche l’accumulo di zuccheri con evidenti ricadute sul gusto dei frutti. I venti sono deleteri a causa dell’apparato radicale poco profondo e perché possono essere responsabili dell’indurimento precoce del caule in grado di alterare l’architettura della pianta. Per tutte queste ragioni, la papaya nei nostri ambienti è diffusa solo in coltura protetta. La pianta necessita di irrigazioni nei periodi estivi e per quanto riguarda la nutrizione minerale le esigenze seguono tale ordine: K > N > Ca > P > S > Mg. Prospettive di mercato La papaya siciliana ha già conquistato il mercato interno spuntando prezzi interessanti per i produttori. Le superfici coltivate sono ancora piuttosto limitate e la coltura necessita di ulteriore affinamento delle tecniche colturali e di gestione post raccolta. L’aumento delle superfici e le caratteristiche qualitative dei frutti lasciano presagire un possibile avvicinamento ai mercati europei. La ricerca Presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo si stanno conducendo ricerche per valutare gli aspetti legati alla coltivazione di questa specie di origine tropicale valutandone le performance vegeto-produttive in clima mediterraneo, la gestione post-raccolta e la qualità dei frutti in termini fisico-chimici e sensoriali. Ulteriori linee di ricerca sono in fase di definizione e riguardano la preparazione di frutti di IV gamma e la caratterizzazione dei composti bioattivi. Vittorio Farina
ATTENZIONE: l'attività di recensione è svolta a titolo completamente gratuito, la selezione delle aziende da recensire è effettuata tramite personale scoperta o anche su segnalazione di terzi e si pone l'obiettivo di far risaltare e promuovere coloro che si impegnano più di altri nell'offrire un prodotto alimentare genuino e/o salutare. Per salvaguardare questa indipendenza puoi contribuire seguendomi sui social o tramite Paypal. Valutazione CucinArtusi.it in "artusini":Schede e indirizzi utili:Tags: |