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Maurizio Artusi
Vino e prodotti tipici a MontevagoPDFStampaE-mail
Giovedì 20 Ottobre 2011 07:20
Scritto da Maurizio Artusi

Montevago2011 1Nei posti davanti, da sinistra: Mario Liberto e Calogero ImpastatoEntrando nel paese di Montevago, in provincia di Agrigento, si riceve una strana impressione, di solito in Sicilia i paesi hanno il nucleo centrale storico, spesso costruito intorno ad una chiesa, dove il selciato e i muri stessi sono testimonianze di tempi lontani, ma non in questo caso poichè, come è successo altri paesi della Valle del Belìce, il paese originario è stato raso al suolo dal famigerato terremoto del 1968. La ricostruzione ha portato nuove, comode e larghe strade ed oggi il nuovo paese guarda le rovine del vecchio, rimasto lì, come unica testimonianza di ricordi ormai sempre più sbiaditi dagli anni. La piazza centrale è strutturata per essere fruita dai cittadini e, dal 14 al 16 Ottobre 2011, è stata il teatro dell'ennesima festa del vino e dei prodotti tipici locali, evento a ridosso della vendemmia ripreso da diversi comuni. Le aziende agroalimentari della Valle del Belìce hanno lavorato sodo negli ultimi 40 anni per colmare il gap, causato dal terremoto, con le altre zone agricole della Sicilia. Il territorio, particolarmente generoso grazie all'alacre popolo belìcino, ha dimostrato tutto il suo valore, donandoci sia frutti della terra che dell'allevamento di ovini e caprini.

Montevago2011 2Il verde colore della Nocellara appena molitaIn quest'ambito ho partecipato al tour, organizzato dall'amministrazione comunale, in compagnia del Sindaco Calogero Impastato, di Mario Liberto, Dirigente del Dipartimento agli Interventi Infrastrutturali dell'Assessorato alle Politiche Agricole e Forestali della Regione Sicilia e di altri giornalisti ed autorità. Il giro si è svolto interamente nei territori limitrofi a Montevago dove gli ospiti sono stati portati a spasso da un singolare trenino gommato. La prima tappa è stata presso il piccolo caseificio di Calogero Bavetta, produttore di Pecorino e Vastedda del Belìce, poi è toccato al frantoio La Rocca, dove l'inebriante olio di Nocellara, appena molito, mi ha portato in un mondo dove i polifenoli andavano a braccetto con la verdissima polpa dell'oliva, ancora abbondantemente in sospensione. Infine, non poteva mancare il vino con la Cantina Corbera, della quale ricordo ancora bene l'insolito Nero d'Avola, coi suoi profumi di ciliegia quasi amarascata ed il suo colore violaceo.

Finito il tour, un gazebo in piazza mi ha ricordato in quale territorio ero, l'agrigentino è infatti rinomato per le sue mandorle. Giuseppe D'Angelo, coltivatore di Lucca Sicula, da generazioni produce piccole quantità del prezioso frutto, che sbuccia e imbusta rigorosamente a mano, per poi commercializzarlo in proprio, stanco di cedere, per pochi soldi, il prodotto delle sue fatiche al "commerciante" di turno.

Infine, è proprio il caso di dire "dulcis in fundo", degno di menzione è il Bar Elios il cui pasticciere, Davide Bavetta, mi ha fatto assaggiare un "pasticciotto" di pastafrolla ripieno con una spettacolare crema chantilly, ricca di profumi e morbide sensazioni per il palato, da provare anche i suoi cornetti, preparati con la sfoglia fatta a mano, non surgelata come ormai capita nel 99,99% dei casi.



 



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